Storia

 “Ai miei amici…”

 
IL SENSO DELLA STORIA
 
Il fluire dei giorni non è invano..tutto partecipa delle meraviglie del creato.
 
E’ grazie alla storia che l’uomo conosce le meraviglie, le contraddizioni e l’inesauribile divenire del mondo che inesorabilmente lo investe e gli regala un’identità fiabesca, quasi irreale..ad ognuno la sua.
 
Dal Medioevo l’Uomo si chiede di sé e dei suoi pilastri portanti: lo Stato e la Chiesa; quasi come fossero i genitori a cui ricorrere nei dubbi delle razze, dei generi, delle specie..e loro sempre a volere decidere di Noi, del nostro destino naturale e divino, riuscendoci, malgrado i dubbi, gli errori….
 
Ma la rinascita dell’Uomo è dentro ogni angolo di storia, al di là del potere di chi lo domina.
 
Lo spirito vince sulle istituzioni, l’anima scavalca la paura e vola, vola sempre più in alto superando i confini del tempo e dello spazio perché l’Uomo sogna e crede in un Dio che sorride alle rivoluzioni provocate da uomini capricciosi, che ambiscono a successi caduchi, perché non sanno volare alti come le aquile..
 
Palermo, 5 maggio 2008 Irene Salamone
 
 
 
FONTI MEDIEVALI DI CAVALLERIA
 
Il mio intervento intende presentare l’evoluzione della cavalleria dalle origini avute degli eroi omerici, alla mitologia a cui si attribuisce l’invenzione della cavalleria grazie ai Dioscuri e Bellerofonte ed anche ad Erodoto che attesta la presenza di gagliarde Amazzoni che affrontano il nemico sul campo di battaglia, sino all’avvento del Cristianesimo, perchè prepotentemente ha stravolto il significato della cavalleria trasformandola in una militia Christi, dall’appello che Urbano II rivolge al popolo per incitarlo alla guerra santa nella I crociata durante i Concili di Piacenza e Clermont del 1095 in nome della difesa della Terrasanta e del Santo Sepolcro occupati dai Turchi Selgiuchidi sino all’influenza delle due grandi autorità spirituali del Medioevo, Agostino d’Ippona e Benedetto da Norcia, che hanno modificato il modo di concepire l’ideologia cristiana riguardo la guerra ed i guerrieri.
 
Il passo dalla laicità della cavalleria, considerata un vanto sociale in quanto distintivo di ricchezza e fortezza, che si manifestava per lo più attraverso i giochi ed i tornei, ad una visione più mistico ed escatologica, si attesta soprattutto dalle fonti che ci sono pervenute ed il mio lavoro intende rivisitarne alcune fra le più interessanti che riguardano il mondo dei cavalieri.
 
Mi riferisco innanzitutto al De Laude Novae Militiae ad Milites Templi (Elogio della nuova cavalleria) composta da Bernardo di Chiaravalle intorno il 1135, che riecheggia l’ispirazione dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio, che divenne un ordine monastico-militare, fondato da Ugo di Payns, istituito durante il Concilio di Troyes del 1128 con l’approvazione di Onorio II, che aveva il fine di sorvegliare le strade percorse dai pellegrini e che aveva la sede a Gerusalemme.
 
Le altre fonti interessanti a cui ho fatto riferimento nel mio lavoro sono le Chanson de Roland dell’XI secolo, i cinque romanzi di Chretien de Troyes in particolare Erèc ed Enide e le avventure del cavaliere Perceval scritte tra il 1160 ed il 1190,l’opera che tratta la storia di Raoul de Cambrai composta da un anonimo francese del XII sec., i cinque libri di storie della cristianità composte tra il 980 ed il 1044 dal monaco Rodolfo il Glabro, l’Essor de chevalerie (XI-XII sec.) di J. Flori.
 
Prima di concludere la mia trattazione sull’evoluzione della cavalleria medievale, non ho potuto fare a meno di estrapolare alcuni spunti di riflessione da un testo recente di F. Cardini “Alle radici della cavalleria Medievale”, da cui ho tratto parecchie considerazioni sullo sviluppo dei cavalieri, cha dai catafratti romani sino alle orde cavalleresco-barbariche sono giunti sino ai Templari ed a tutti gli ordini cavalleresco-cristiani, attraverso l’evoluzione di usi e di costumi di vita quotidiana nei loro modi di indossare le articolate armature sino al modo di ricevere l’investitura da parte di un vescovo o di un signore.
 
Spero attraverso questo mio intervento, di avere contribuito all’approfondimento di un aspetto della vita medievale così specifico e nobile.
 
 
 
I N T R O D U Z I O N E
 
“Quanto più si è buoni, tanto più si è cattivi,
 
se si attribuisce a proprio merito ciò per cui si è buoni”
 
(San Bernardo di Chiaravalle, Sermones su-per Canticorum LXXXIV)
 
I poemi omerici raramente narravano di uomini a cavallo, dopo di lui la mitologia affida la nascita dell’equitazione a Dionigi o a Bellerofonte.
 
Fu Erodoto a narrare per primo che alcune Amazzoni affrontavano le battaglie a cavallo.
 
Nell’antica Grecia,durante lo svolgimento dei giochi, si organizzò anche una gara di galoppo a cavallo e da allora s’inserì nell’esercito un corpo di cavalleria; le fonti atte-stano che ad Olimpia nel 680 e a Delfi nel 586 si vinsero alcuni premi dopo una gara di velocità a cavallo.
 
Inoltre alcune fonti di Tacito narrano dei riti di vestizione delle armi dei Germani ed il Capitolo 7 ed 8 del Perì Ippikès di Senofonte (364-361) trattano di un Trattato sull’equitazione.
 
Solamente durante l’età di Pericle, si ha notizia di grossi corpi di contingenti di cavalleria nell’esercito greco e durante l’epoca di Alessandro Magno, i Greci raggiunsero il massimo grado di perfezionamento della cavalleria, che rivestiva un ruolo determinante nell’esercito.
 
Sia l’impero bizantino che i Germani godevano di una efficiente cavalleria, ma le ragioni di tale possesso erano differenti.
 
Ad Oriente occorreva allestirla, come rimedio dagli attacchi nemici dall’Asia e dall’Europa dell’Est, mentre i regno romano-barbarici, non possedendo un esercito solido e ben organizzato preferivano distinguersi mediante figure di cavalieri temerari e codardi pronti a tutto pur di difendere la loro razza.
 
In questi ultimi, in particolare, l’abilità di un destriero dava più sicurezza in quanto si era privi di qualunque capacità organizzativa e difensiva; proprio per questo i Barbari (mi riferisco in particolare agli Ostrogoti, ai Visigoti, agli Unni ed ai Franchi) si distinsero in abilità cavalleresche e moti di essi erano cavalieri.
 
L’impero Franco ad Occidente fu quello che si affermò maggiormente e si distinse per l’eccellenza e di esso ci pervengono parecchie fonti che attestano l’interesse per l’argomento di cui tratto; mi riferisco in particolare al Capitulare missorum del 786, al Capitulare de cause diversis dell’807 e dell’Edictum Pistenses dell’864.
 
E’ di origine francese, ad esempio, l’utilizzo della tattica del caracollo in battaglia.In Italia infine nel XV e XVI secolo è certa la nascita di una Scuola Italiana di cavalleria di Giovan Battista Pignatelli.
 
(Brano dell'introduzione della relazione sulle “Fonti della Cavalleria Medievale”, presentata al IV Congresso Europeo di Studi Medievali dal titolo "Coesistenza e Cooperazione nel Medioevo", svoltosi a Palermo dal 23 al 27 Giugno 2009 all'Università degli Studi di Palermo organizzato dalla Fidem e dall'Officina degli Studi Medievali) riconosciuto
 
 
 
              CORSO FORCOM STO L'INSEGNAMENTO DELLA STORIA: METODOLOGIE E DIDATTICA A.A.2010/2011
 
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CORSO FORCOM SRR     Roma                       STUDI STORICO-RELIGIOSI                           A/A  2011/2012
 
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