articolo filosofia 3

Claudia ROSCIGLIONE, Mente, corporeità e mondo naturale da Nietzsche a Damasio Milano Edizione Unicopli 2010 (Irene Salamone)

L’opera si occupa di rivisitare l’interpretazione del rapporto corpo-mente e Uomo-natura in chiave moderna ed evoluzionista, ovvero inteso attraverso i suoi fondamenti antiriduzionistici e antidualistici. La mente è incorporata, cioè intesa come strutturalmente connessa e facente parte di un corpo che è al contempo se medesima e molto altro di biologico e naturale.

L’uomo è in divenire, cosi come il panta rei eracliteo chi ha insegnato e  come la Natura viene shellinghianamente intesa; la mente dell’uomo non si contrappone a quest’ultima ma ne rappresenta il risultato evolutivamente ed organicamente più eccellente. Il pensiero filosofico contemporaneo si occupa prepotentemente della interpretazione della mente dell’uomo e l’Autrice in modo specifico si è soffermata sulla rivisitazione della sua interpretazione in chiave ermeneutica, sia di alcuni filosofi dell’800 come Nietzsche sia della ricerca portata avanti dalla neuroscienza ed dalla filosofia, strettamente interconnessa con l’anatomia e la biologia.

Nietzsche ha rivolto il suo interesse vero i filosofi presocratici, fra cui Anassagora ed Eraclito, individuando una Weltanschauung contraria al dualismo che divide la mente dell’uomo dal resto del piano fisico e naturale.

E’ attraverso l’armonia delle coppie dei contrari (di cui Anassimandro per primo ci aveva presentato la loro compresenza all’interno della realtà ed il cui vorticoso cominciare e ricominciare, scontrandosi, ha determinato l’insorgere dell’evoluzione e del divenire delle cose inserite dentro il nostro mondo), che convince Nietzsche ad interpretare l’essere umano, non come persona estranea al piano naturale, ma totalmente immersa nel mondo che lo circonda.

Pertanto la Legge universale che sovrasta il mondo per Eraclito, ovvero il Logos non sarà più interpretato in chiave metafisica ma assolutamente naturale, immanente, regolare. Due sono le interpretazioni date dagli studiosi al riguardo; di cui l’una espressa da Eraclito e Nietzsche ad esempio, considera l’interazione mente-mondo  lontana dal fisicalismo, dal riduzionismo, dal mentalismo, l’altra viceversa riconosce un dualismo che distanzia l’uomo dalla realtà .

Secondo Nietzsche il cervello dell’uomo è strettamente collegato col linguaggio, con la percezione, con l’inconscio; ecco perché è considerato da molti studiosi un anticartesiano. La coscienza infatti è parte del corpo e della mente. L’uomo è pertanto un organismo complesso, mentalmente consapevole o incosciente. Il suo cervello è costituito da neuroni che funzionano servendosi di processi chimici molto complicati e non ripetibili. Dovremmo comprendere come avvengono tali interconnessioni neurali per sapere come funziona la mente. Il legame tra cervello, corpo ed organissimo è strettissima malgrado nessuno si fonde con l’altro.

Per queste ragioni secondo Nietzsche, la centralità dell’essere umano  si trova nel corpo in quanto all’interno di esso si trovano innumerevoli meccanismi fisici ma anche mentali. La mente influenza il corpo e viceversa; essi sono sinergicamente ed inscidibilmente legati, inseriti dentro un divenire che non avrà mai fine e che implica un evoluzionismo in cui il cervello è naturalizzato, anziché trasceso.

Secondo il Filosofo la coscienza è altro  da quanto la mente ci mostra; essa è anche frutto dell’attività del corpo, ma alla quale possono sfuggire sensazioni, emozioni ed altri processi che le rappresentazioni mentali possono produrre.

E’ a questo punto del lavoro che l’Autrice, fonda il fisiologismo non riduzionista (ivi) potrebbe fondersi con un emergentismo. Le rappresentazioni mentali non coincidono coi meccanismi fisiologici, semplicemente provengono da essi in quanto si trovano dentro un corpo che li avvolge e ne  consente la loro esistenza.

Inoltre la consapevolezza che lo stadio mentale inconscio dell’uomo rientra nel piano naturale apre la strada verso l’accettazione del divenire e dell’evolversi dell’uomo sia fisicamente che mentalmente. Le ricerche sull’evoluzionismo, attraverso il pensiero di studiosi darwiniani, neodarwiniani, post-neodarwiniani, oltre alle riflessioni della biologia molecolare e delle neuroscienze  hanno aperto molte strade sulla questione e stravolto il modo di concepire il rapporto io-natura.

Sia l’Io che il mondo sono due variabili aperte, interconnesse, interdipendenti, che si evolvono migliorandosi singolarmente ma influenzandosi reciprocamente; l’organismo umano affonda se stesso nella natura e quest’ultima lo ospita, ma al contempo si lascia influenzare dall’organismo umano che è il protagonista di un’avventura straordinaria che trova nell’immanenza il suo inizio e la sua fine.

Gli studiosi ripresi dall’Autrice sono svariati e molto interessanti, mi riferisco a Simpson, Gould, Vrba, Goodwin per fare solo alcuni esempi, ma il più importante è Lewontin con la sua teoria della coevoluzione che evidenzia questo rapporto di osmosi tra organismo umano ed ambiente. L’essere umano vive nello stesso ambiente di altri organismi ed è anche grazie ad essi che si adatta e trova le condizioni più opportuna per il suo evolversi, albergando dentro questo pianeta cosi misterioso per certi versi.

Ogni molecola, ogni essere è collegato col sistema fisico-chimico di cui è impregnata la realtà, e ciò che è, lo è  proprio grazie a  questa costante relazione tra essere e non essere. Vita e morte, staticità e dinamismo sono tutti contrari fondamentali al divenire ed è grazie alla loro contrapposizione  che il reale si evolve, diviene e si trasforma in ciò che sarà il proprio destino; attraverso l’unicità, le differenze si scontrano e consentono di dirigere le realtà verso ciò di cui hanno bisogno per il bene della specie e del mondo. Ecco il motivo per cui Kauffman afferma che la realtà si organizza al limite del caos estremo, attraverso il processo di catalisi da cui nascono tutte le realtà e gli organismi terrestri ed acquatici.

In particolare attraverso il pensiero di Damasio, l’Autrice si mette a fuoco la complessità dell’Uomo che è al contempo fisicità, emozione, sentimento, cervello ed anche coscienza. Lo studio dei meccanismi mentali sono imprescindibili dallo studio del cervello. L’uomo è dotato di un sistema biologico che consente il raggiungimento di livelli mentali superiori proprio grazie ad esso e perché è contenuto in esso.

Damasio rafforza l’importanza del corpo, si sopravvive grazie al buon funzionamento del corpo che consente il prodursi delle emozioni e lo sviluppo di processi cerebrali sempre più raffinati e complessi che giungono alla coscienza. Riprendendo la ousìa spinoziana Damasio giunge ad affermare l’esistenza della coscienza nucleare e della coscienza estesa, entrambe ubicate all’interno del corpo e strettamente dipendente dai suoi processi organici; da ciò si arriva all’ipotesi che il massimo grado di coscienza ovvero il proto sé è anch’esso corpo il quale rafforza il principium individuationis tanto caro ad Aristotele. Ma esso necessita delle sensazioni, dei sentimenti, delle emozioni in quanto grazie ad esse l’uomo si riempie di sistemi valoriali che danno un senso al loro stare nel mondo. La cultura dell’uomo proviene dal provare emozioni che fondano i sentimenti ad esempio di bene, di giustizia, di religione, di stato.

E pertanto il sé non è altro che il risultato di complesse attività del cervello, le quali possono essere nucleari o estese e che vanno individuate solo attraverso i processi fisiologici di un essere vivente affinchè si possa conquistare e soprattutto mantenere un equilibrio stabile di vita interiore.

Il proto sé è ubicato in aree ben individuate del cervello umano e ciò è garanzia della naturalizzazione del sé che trova motivo d’essere solo attraverso una matrice neurobiologica.